Cassaintegrati, se il Comune chiama si deve lavorare

Cassaintegrati, se il Comune chiama si deve lavorareForse e giusto forse no, ho sentito pareri discordanti su questo argomento dei cassaintegrati e operai in mobilità che vengono chiamati dai Comuni di appartenenza per eseguire lavori socialmente utili (LSU). Mi sento coinvolto emotivamente scrivendo questo post perché anche io in passato ho fatto la mia parte come Lavoratore Socialmente Utile (LSU) presso il mio comune di residenza (Mira in provincia di Venezia), al quel tempo tuttavia non era obbligatorio aderire ma mi sono offerto volontario assieme ad un’ altro mio compagno di lavoro, entrambi in mobilità (Sirma) ci siamo presentati presso l’ ufficio di collocamento di Dolo dove abbiamo aderito ad una chiamata fatta da l’allora Sindaco Michele Carpineti.
Lavorare presso le Pubbliche Amministrazioni come LSU non porta nessun beneficio sia in termini economici sia a livello contributivo, anzi, in alcuni casi è possibile rimetterci anche qualche euro di quello che viene percepito in mobilità.
Nel mio caso abitando a qualche chilometro dal magazzino comunale non ho avuto nessuna “perdita” ma nel caso del mio ex compagno di lavoro che giungeva ogni mattina dal comune di Campagna Lupia (circa 30 KM andata e ritorno) le spese di sola benzina erano “discrete”.
La paga (se cosi vogliamo chiamarla) era di 150 euro al mese per 5 ore al giorno e i lavori da eseguire erano i più svariati e comunque nel limite possibile per le nostre competenze. Ora le “cose” sembrano cambiate nel senso che se nel 2009/2010 i comuni potevano “offrire” una piccola paga (nel mio caso 150 euro per 5 ore) questo non è più possibile.
La corruzione che sta dilagando sempre più prepotentemente nel nostro Paese ha tolto i fondi anche per questo genere di attività obbligando i Sindaci dei comuni a ricorrere (in forma obbligatoria) alle persone in cassa integrazione e mobilità per poter sopperire in parte al fabbisogno di risorse umane per i lavori di manutenzione del territorio comunale, e il tutto senza poter dare nulla come forma di ricompensa, anche piccola.
Non è tutto, essendo questo genere di chiamata pubblica una sorta di “forzatura” il cassaintegrato, o la persona in mobilità che viene chiamata deve accettare il lavoro rifiutarsi non sarebbe saggio in quanto si potrebbe perdere anche l’ assegno erogato dall’INPS di cassa integrazione/mobilità.
Questo ovviamente e a sentire i vari organi che gestiscono il tutto servirebbe a scoraggiare il “lavoro nero”. In parte questa affermazione è vera, ma secondo il mio parere si “copre” il problema principale che è quello dei comuni che non hanno più risorse per la manutenzione del territorio.
I cassaintegrati, o le persone in mobilità possono rifiutarsi solo nel caso il Lavoro Socialmente Utile si trovi ad oltre 50 km dalla loro abitazione, questo vuol dire che se il “lavoro” si trova a 48 Km per il cassaintegrato sarebbe una tragedia economica anche nel caso che il tragitto fosse coperto da mezzi pubblici, si deve pagare l’ abbonamento – non c’è nessuno sconto, i cassaintegrati e le persone in mobilità non interessano quasi a nessuno a parte quando c’è da lavorare gratis, ma spero che gli stessi comuni di residenza di queste persone diano una mano in tal senso.
Voi avete mai fatto parte della Pubblica Amministrazione come LSU? Lasciate la vostra testimonianza. Grazie.

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