Venezia: Governatore, Sindaco e Assessore dalle larghe intese

Venezia: Governatore, Sindaco e Assessore dalle larghe inteseIl titolo di questo post è un po’ ironico, ma il “terremoto” successo a Venezia qualche ora fa con l’ arresto di molti nomi eccellenti (tra cui il Sindaco Giorgio Orsoni) non è tra i più divertenti. Ovviamente non entro nel merito della questione (non ne ho le capacità) non sono neppure un giornalista quindi capirete che su questo genere di vicende non posso scrivere più di tanto, voglio pero riportare un comunicato della CGIL di Venezia-Mestre che ho rinvenuto sul profilo Facebook del Segretario Ricardo Coletti, lo riporto integralmente cosi come è stato trovato da me.
Sugli eventi delle ultime ore e su quanto sta accadendo nel Comune di Venezia rispetto alla vicenda del Mose intravediamo anche un’estensione agli svariati interessi sulle aree di Porto Marghera. Come categoria non vogliamo esprimere giudizi a priori ma il rammarico e la tristezza per il tasso di disoccupazione e la chiusura di molte aziende nella nostra provincia che, qualora da parte della magistratura fossero identificate reali responsabilità nei soggetti interessati, sarebbero la diretta conseguenza non degli effetti di una crisi che si sta abbattendo in Europa e soprattutto in Italia e nella nostra regione ma di una crisi generata da ideologie diverse che vanno ben oltre a quelle che sono le corrette condizioni per gestire un paese nel rispetto nei diritti di tutti. È da anni che stiamo vivendo una contrapposizione tra industria e territorio per la quale sindacato e lavoratori sono stati messi sotto accusa perché difendevano prima la salute e poi il posto di lavoro…eravamo noi così i primi ambientalisti; poi gli interventi e la gestione delle bonifiche di Porto Marghera, dove abbiamo partecipato in parte alla stesura di alcuni accordi specifici che parlavano di reindustrializzazione ma debitamente tenuti fuori dal tavolo specifico delle bonifiche che per noi era un tavolo, come abbiamo sempre ribadito, che rappresentava la centralità per gestire la nuova Marghera e un rilancio che tenesse conto della ristrutturazione dell’area per ricreare nuove industrie e quindi nuovi posti di lavoro. Pensiamo che a proposito dell’accordo sulle bonifiche, dove tutti i soggetti a partire da Clini fino ad arrivare ai giorni nostri, sia giusto aprire un’area di verifica e d’interesse per capire tra le varie articolazioni e le materie riconducibili a società citate proprio dentro all’accordo delle bonifiche. Con questo non voglio né fare accuse, né attribuire responsabilità ma voglio capire come mai quell’accordo che doveva e deve essere l’accordo di rilancio su Porto Marghera sia stato modificato molto spesso negli ultimi anni, dove molte autorità sostenevano che alla celebrazione di quell’accordo tante erano le imprese interessate per entrare a Porto Marghera, ecco perché siamo portati come sindacato ad essere diffidenti per natura e purtroppo per esperienza. Fa riflettere l’accelerazione per la cessione delle aree di ENI e la creazione della Newco in corso secondo cui Comune e Regione dovrebbero gestire quelle aree. Dal giorno della cerimonia al Petrolchimico abbiamo assistito ad una sequenza di eventi che ha visto coinvolti prima Scaroni (per altre ragioni) e poi il ministro Clini (uno di quelli che ha contribuito a creare la distanza tra le attività produttive e i cittadini di Porto Marghera e che di sicuro, con il suo atteggiamento, non ha aiutato a far rimanere le aziende a Porto Marghera). Oggi di fronte a questi arresti assistiamo alle varie conferenze stampa, alle prese di posizione di tanti soggetti e all’indignazione di altri. Io voglio ribadire, con tanta amarezza, che siamo stati sempre da soli a difendere l’industria e quindi i lavoratori. Voglio ricordare che abbiamo subito anche dei processi per aver difeso l’occupazione e per fortuna è prevalso sempre il buon senso nel giudicare chi difendeva e tutelava il diritto ad un posto di lavoro. La domanda che però mi pongo su ciò che sta accadendo è questa: come possiamo cercare di tenere tutta quella parte della politica pulita, seria ed affidabile per cercare di ricostruire un percorso che non renda vano ed inutile tutto quello che è stato fatto finora al tavolo tecnico regionale? I disoccupati a Marghera ci sono e sono tanti. Stanno aspettando una classe politica e dirigenziale che sia in grado di assolvere il proprio compito con la responsabilità e il senso civico di chi ha il potere in mano e lo utilizza in favore del bene collettivo. Lo sgomento di questa mattina nel vedere molte persone conosciute ai tavoli coinvolte in questo scandalo dalle proporzioni molto ampie, ci impone inoltre una riflessione su come bisogna riprendere in mano tutta la questione del lavoro fatto su Porto Marghera; non possiamo lavorare con diffidenza o continuare a lavorare con le contrapposizioni. Voglio ricordare, ad esempio, le questioni che riguardavano la Torre di Pierre Cardin e la attuale questione delle Grandi Navi che qualcuno voleva portare a Marghera. Proprio su questo punto, portare le navi a Porto Marghera, bisognerebbe discutere: o dentro a quest’idea si nasconde un ragionamento strategico e strutturale, oppure quest’idea aveva il senso di riaprire di nuovo una contrapposizione così come si fece con il referendum sulla chimica. È necessario ricordare che Porto Marghera trascina su se stessa ferite e drammi causati da una politica di falso ambientalismo prima, e poi, con la chiusura delle aziende e la dismissione obbligata di molti impianti per mancanza di permessi o di misure tali da non rendere niente di industriale a Porto Marghera, l’apertura così ad una vasta prateria dove le speculazioni sui terreni sono la storia triste di questi giorni. Sono cose che abbiamo sempre denunciato e molto spesso siamo stati trattati come soggetti che volevano difendere il lavoro andando ben oltre quelli che erano i problemi ambientali. Ecco…questa è la prova di quanto abbiamo combattuto contro classi politiche auto-referenziate e soprattutto contro sistemi che hanno prevalentemente lavorato per abbattere l’industria esistente. Ma non vogliamo, come categoria, limitarci a fare delle accuse specifiche; vogliamo solo dire che c’è bisogno di fare chiarezza e di avere rispetto di tutte quelle persone, lavoratori e sindacato, che hanno combattuto per difendere i propri diritti ed è anche giusto che ci sia un richiamo al senso civico soprattutto per riprendere in mano in modo concreto una situazione che a Porto Marghera non ci possiamo permettere, per il bene della nostra città ma soprattutto per il bene del nostro Paese. Non vogliamo che ci sia solo il clamore di queste ore o dei prossimi giorni e che poi finisca tutto in tempi rapidi e che la stampa si concentri su altri argomenti. I disoccupati a Porto Marghera ci sono e ci saranno; i politici un paracadute lo trovano sempre. Riccardo Coletti CGIL Venezia-Mestre.
Sono d’ accordissimo su quanto scritto da Coletti che ha esposto in modo chiaro la situazione di Porto Marghera, ma vorrei aggiungere che sicuramente gli “sbagli” fatti da queste persone (se verranno confermati) li pagheranno ancora gli operai con ulteriori penalizzazioni (del tipo aumentando ancora l’ età per andare in pensione).
Quello che tuttavia non riesco ancora a capire è come mai tutti questi “terremoti” che riguardano personaggi politici siano “saltati fuori dopo le elezioni Europee, e comunque in fase di un’ ennesimo “indulto/Amnistia”.
Se volete commentare (vi invito a farlo) avete tutto lo spazio che vi serve. Grazie.

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