Lavoro, dopo molti anni sei “malato” di Paolo B.

Lavoro, dopo molti anni sei “malato” di Paolo B.Un caro saluto a tutti, sono un cittadino Italiano ma vivo e lavoro all’ estero da quasi 20 anni. Oggi volevo parlarvi di una strana malattia che dopo tanti anni “colpisce” chi lavora (chi lavora veramente, non i “sciacqua lattughe”); io continuo a dirlo anche a “voce alta” ma non ricevo nessuna risposta, evidentemente chi sa di questa “malattia” si guarda bene di divulgarla, diciamo che si sa che c’è, ma fanno finta di non saperlo, o per meglio dire non viene riconosciuta (la stessa cosa succede ai disoccupati, non vengono visti).
Tanto per darvi un’ idea, oggi è stata una giornata schifosa, più passa il tempo e più ogni giorno mi accorgo di vivere come negli anni ‘90 quando lavoravo in Italia presso l’ ospedale di Dolo in provincia di Venezia; ed è in quel periodo che una Psicologa molto brava ci ha avvertito che dopo una lunga vita lavorativa, a un dato momento le persone vengono “colpite” da una patologia, ma che “ovviamente” (ovviamente) non è riconosciuta soprattutto da chi dovrebbe avere almeno il dovere morale di difendere la salute dei propri dipendenti, anche tra i ”sindacati” il parere è discordante, ma comunque tutti d’accordo nel “girarsi dall’altra parte per non vedere, come successo negli ultimi 20 anni”.
Il termine inglese di questa malattia è Burn-Out-Burnout. Quando ci hanno avvisato di questa strana patologia “noi” a quell’epoca eravamo giovani e non credevamo a questa cosa che ci veniva detta come insegnamento, purtroppo io sono uno di quelli colpiti doppiamente.
Molte persone come detto sopra non sanno di questa malattia che purtroppo esiste e con essa bisogna convivere fino alla fine. Questa sindrome colpisce maggiormente le persone che sono sottoposte a forte stress da lavoro; le categorie dei lavoratori in questo caso è molto ampia, potremmo dire che sostanzialmente quasi tutti i soggetti che lavorano (lavorano effettivamente) ne sono “affetti”.
I sintomi che posso lasciar intravedere la “malattia” sono diversi, si possono notare atteggiamenti negativi verso i compagni di lavoro, comportamenti negativi verso le normali attività e un peggioramento generale dello stato di salute della persona stessa; questi sono solo alcuni sintomi ma c’è ne sono altri.
La guarigione non so come avviene, molto probabile con l’andare in ritiro dal lavoro, ma questa ultima considerazione si dovrebbe “girarla” a quelli che per salvare le loro pensioni “d’ oro”, obbligano a lavorare 42 anni i “sudditi” con la scusa “democratica” che la vita si è allungata (per loro di sicuro!). Mi auguro di ricevere dei commenti relativi a quanto scritto. Grazie.

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