Mira, Due Giugno: diritto alla casa

Mira, Due Giugno diritto alla casaPerdere il proprio posto di lavoro per colpa della crisi, o per scelte a dir poco “discutibili” di qualche imprenditore scellerato che non nessuno scrupolo quando si tratta di guardare ben oltre i propri interessi, non è mai una bella cosa. Purtroppo in questi giorni a Mira in provincia di Venezia (cittadina attraversata dal Naviglio Brenta), alcune famiglie sono state sfrattate perché non riuscivano a pagare l’ affitto.

Due casi in particolare, quello di Bechir, disoccupato dal 2008, ex operaio della Sirma di Porto Marghera fabbrica chiusa nel 2008 dal proprietario, con moglie e due bimbe di 6 e 4 anni, e quello di Mustapha, ex operaio di una cooperativa che “offre personale in prestito” disoccupato dal 2010, con moglie e tre figlie piccole.
Chi perde il posto di lavoro in questo “brutto” periodo non ha più reddito per poter sopravvivere, oltretutto è impensabile in questa situazione di crisi, trovare nuova occupazione per potere tirare avanti con la famiglia, chi avrebbe almeno l’obbligo morale di intervenire, o fare tutto il possibile per farci uscire da questa situazione di stallo sembra pensare ad altre cose che probabilmente hanno più priorità dei cittadini in difficoltà.
La crisi in questi ultimi anni sia abitativa sia lavorativa, sta “mietendo vittime” in molte regioni, purtroppo questo è un dato di fatto tanto più che chi vive onestamente come Bechir, e Mustapha in un paese straniero non ha nessuna tipo di sostegno (per il momento).
Le immagini mostrano il presidio a sostegno degli sfrattati davanti al municipio di Mira, organizzato ieri 2 Giugno dallo Slai Cobas con uno dei leader (Paolo Dorigo). Il diritto alla casa, è questa la prima “grana” seria che il neo eletto Sindaco Alvise Maniero e la sua Giunta, dovranno affrontare nei prossimi giorni.
Vi invito a scrivere le vostre opinioni su questo genere di problemi che ultimamente stanno interessando la nostra penisola. Grazie.

10 thoughts on “Mira, Due Giugno: diritto alla casa

  1. Non si può arrivare a questo punto, che i nostri governanti facciano qualcosa, che è ora

  2. Un grosso problema sociale, speriamo che si risolva; certo che se va avanti di questo passo, non so dove andremo a finire

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